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NEOFORMAZIONI CISTICHE DEI MASCELLARI

Le neoformazioni cistiche dei mascellari di origine dentaria sono caratterizzate dalla benignità della lesione, dallo sviluppo endosseo, dalla presenza di cavità, dal rivestimento epiteliale interno e infine dall’accrescimento continuo e progressivo con deformità delle strutture ossee.

La classificazione comprende:

1. cisti germinali

2. cisti follicolari

3. cisti radicolari

Cisti germinali: sono caratterizzate dal contenere all’interno della cavità un elemento dentario non completamente sviluppato, la porzione coronale o la porzione radicolare. Sotto l’aspetto patogenetico queste derivano da formazioni embrionali dentarie nella fase di istodifferenziazione del germe.

Cisti follicolari: contengono un dente incluso normalmente costituito, il quale contrae rapporti con l’interno della cisti mediante la corona, mentre la parte radicolare è extracistica. Appare evidente che la formazione delle cisti follicolare dentigera avviene dopo la istodifferenziazione del germe dentario. L’etiopatogenesi di tali formazioni è legata inizialmente ad un’alterazione regressiva a carico dell’organo dello smalto con formazione di proteine a peso molecolare inferiore. Ciò determina un aumento della pressione osmotica intracistica e richiamo di liquido dai tessuti perifollicolari.

Cisti radicolari: sono l’espressione di un processo infiammatorio cronico che si sviluppa in corrispondenza dell’ apice di un elemento dentario con polpa necrotica. Si distinguono cisti apicali, laterali e residue. Le più frequenti sono le cisti apicali, mentre le cisti residue si sviluppano in corrispondenza di un elemento dentario estratto in precedenza.

ASPETTI CLINICI

Le cisti radicolari sono le più frequenti e localizzate in maggior numero nel mascellare superiore.

La sintomatologia delle cisti, indipendentemente dal tipo, si divide in un periodo di latenza e in un periodo di stato. All’inizio non esiste nessun sintomo oggettivo né soggettivo. La diagnosi può essere formulata o con un esame radiografico casuale o a seguito di suppurazione. È nel periodo di stato, quando il progressivo aumento di volume della cisti assottiglia la corticale ossea che si manifesta come tumefazione. La superficie è liscia e la mucosa che la ricopre è di aspetto normale, non sono quindi presenti fenomeni infiammatori.

L’esame clinico delle arcate dentarie nel caso di una cisti germinale o follicolare evidenzierà l’assenza di un elemento dentario rimasto incluso nella cisti, mentre nel caso di una cisti radicolare saranno presenti l’elemento dentale corrispondente con relativa necrosi pulpare o residui radicolari. È da ricordare l’eventualità di una cisti radicolare anche nel caso in cui l’elemento dentario non sia presente sull’arcata e ciò vale per le cisti residue.

Appare chiaro che l’elemento diagnostico fondamentale è costituito dall’esame radiografico delle arcate dentarie e in generale del massiccio facciale, che evidenzia un’area di radiotrasparenza di varie dimensioni, eventualmente associato ad uno studio TC. Nelle cisti follicolari, oltre all’aspetto osteolitico descritto, sarà presente l’elemento dentario incluso. Per le cisti localizzate nel mascellare superiore oltre ad un esame delle arcate dentali (RX ortopanoramica, RX endorali) è opportuno effettuare uno studio radiografico e TC del cranio al fine di stabilire i rapporti che la formazione cistica assume con il seno mascellare e con le altre strutture ossee del massiccio facciale.

PRINCIPI DI TERAPIA

La terapia delle cisti odontogene dei mascellari, indipendentemente dal tipo, è fondamentalmente chirurgica. Tale indicazione è assoluta per le cisti che raggiungono una discreta dimensione, mentre per le piccole cisti di origine radicolare alcuni propongono un trattamento endodontico.

La terapia chirurgica utilizzata consiste nell’asportazione completa della parete cistica. NEOFORMAZIONI CISTICHE DI ORIGINE NON ODONTOGENA

Sono comprese le formazioni cistiche che non dipendono da processi infiammatori a carico dell’apice dentario o da alterazioni di sviluppo degli elementi embrionali.

CISTI EMORRAGICHE

Tali formazioni riconoscono quasi sempre un’etiologia traumatica consistente in stravasi ematici intraossei. Tuttavia esistono casi in cui l’anamnesi è negativa per processi traumatici.

La sede più frequente è la mandibola e istologicamente sono costituite da una parete connettivale non rivestita da epitelio e nella cui cavità sono contenuti in quantità notevoli sia globuli rossi che emosiderina.

CISTI FISSURALI

Comprendono:

1. cisti globulomascellari

2. cisti mediane

3. cisti nasopalatine

4. cisti nasoalveolari

Le cisti globulomascellari sono localizzate fra la radice dell’incisivo laterale e quella del canino, le quali vengono successivamente divaricate dall’espansione della cisti. Si sviluppano nel punto di fusione tra il processo del mascellare e il processo nasale e derivano dalla degenerazione cistica di residui epiteliali.

Le cisti mediane sono localizzate a livello della sutura palatina fra i due processi globulari che costituiscono l’osso mascellare e posizionate fra le radici dei due incisivi centrali.

Le cisti nasopalatine derivano da residui embrionali del dotto nasopalatino e si sviluppano sia in corrispondenza del canale incisivo (cisti del canale incisivo) sia a livello del forame incisivo (cisti della papilla palatina). Hanno un accrescimento molto lento, si estrinsecano in corrispondenza del fornice gengi vale o del palato e, se raggiungono dimensioni notevoli, possono sollevare la mucosa del pavimento della fossa nasale.

Le cisti nasoalveolari sono localizzate a livello dell’ala del naso e non presentano uno sviluppo endo osseo.

CISTI EPIDERMOIDI

Sono localizzate prevalentemente a livello della mandibola, in corrispondenza dell’angolo, e derivano da inclusioni ectodermiche verificatesi nel periodo embrionale.

All’esame istologico sono caratterizzate da un epitelio di rivestimento di tipo malpighiano, simile all’epitelio cutaneo, ed è questo l’elemento caratterizzato ai fini di una diagnosi differenziale. Hanno una notevole tendenza alla recidiva, dopo l’asportazione chirurgica.